IL COVID-19 E L’AMORE UNIVERSALE - Riflessioni

Aggiornato il: giu 11

La parola più ricercata sul web in queste settimane? Covid-19!

In ogni sua declinazione: ‘rimedi’, ‘sintomi’, ‘come affrontare la quarantena’, e via dicendo…

In questi ultimi mesi abbiamo imparato a lavarci le mani come i chirurghi, portiamo le mascherine dei chirurghi, le nostre case, all’improvviso, sono diventate chiese, scuole, uffici, pasticcerie, panifici, pizzerie, ristoranti gourmet, asili …







In tv, in ogni canale, non si parla d’altro, montagne di virologi dicono la loro ... dopo tutta questa varietà di informazioni, sappiamo con certezza che il virus non vola? Troppe persone se ne vanno in giro con la mascherina in aree deserte.


E come dobbiamo comportarci con le mascherine? Possiamo forse essere certi che, si vabbè, se la mettiamo solo sulla bocca, lasciando il naso libero, è efficace? Oppure che basta indossare i guanti, ma non la mascherina, e siamo a posto?






Insomma, è chiaro che se ci guardiamo intorno, stiamo andando un po’ a sentimento, perché, diciamoci la verità, il bombardamento di informazioni, spesso discordanti tra loro, ci stanno mandando in confusione, allora meglio fare come abbiamo sempre fatto: filtriamo il tutto col nostro buon senso, che a volte scivola nella temerarietà.



Abbiamo imparato che la nostra sopravvivenza fisica, alla fine, dipende quasi unicamente dal cibo, gli scaffali nei market si sono svuotati velocemente, freneticamente, il panico ci ha un po’ guidati.









Ci siamo anche resi conto che il vero eroismo non è sbandierato, ma è quello silenzioso, di tutti i giorni, quello di persone normalissime che però sono mosse da alti ideali e valori, i nostri medici ed infermieri, si sono votati totalmente alla causa di emergenza Covid, in molti sono caduti sul campo.

Non hanno badato al loro interesse personale, si sono totalmente sacrificati per i pazienti, tralasciando il proprio tempo libero, il riposo...hanno lavorato senza sosta e in condizioni estreme!

La foto dell'infermiera crollata dal sonno sulla tastiera di un pc, ha fatto ormai il giro del mondo ... la categoria medica, troppo spesso criticata per futili motivi, ha sicuramente riacquistato il posto di prestigio che merita, fiore all'occhiello, davanti al mondo intero, per un'Italia fin troppo martoriata e denigrata.



Gli affetti familiari, li abbiamo riscoperti? O forse no… la convivenza, laddove presentava già chiare problematiche, è saltata, le coppie in armonia, invece, hanno scoperto che quando il sentimento che unisce è profondo, può reggere a qualsiasi stress esterno, anche il più forte!

Che ne è stato della vita di società? Accettare, senza battere ciglio, di tenerci tutti lontani, di stare arrocati nelle nostre case senza vedere più nessuno, non è stato facile, a dire il vero, è praticamente impossibile … la cosa infatti, probabilmente, è quella che ci ha fatto soffrire di più...




A questo proposito vale la pena di ricordare un esperimento fatto dal grande imperatore Federico II di Svevia, parliamo di ‘qualche’ anno fa, circa il 1200. Uomo di sconfinata cultura e sete di conoscenza studiò, probabilmente per la prima volta, la stretta correlazione tra salute fisica e salute morale, o psicologica se vogliamo.


Interessantissimo notare come l’imperatore non scelse di fare l’esperimento con persone adulte, che forse avrebbero potuto, con eventuali mediazioni (che la nostra mente crea in situazioni di difficoltà oggettiva), falsare i risultati. Egli scelse di fare l’esperimento con un gruppo di neonati che per loro natura si trovano allo stadio ‘primitivo’, primordiale, non hanno capacità di ragionamento, si trovano in una prima fase della vita che si basa su di una assoluta istintività.



Parlavamo del gruppo di neonati, l’Imperatore diede ordine che venissero accuditi in ogni loro necessità riguardante la sola sopravvivenza fisica, avevano tutto il necessario, cibo a volontà, tepore, ma un’asettica assenza di contatto, c’era il divieto di calmare il loro pianto, di consolarli, coccolarli, parlare con loro, prenderli in braccio se non per le necessarie operazioni di pulizie e cambi …

Morirono tutti, nessuno escluso! Eppure non erano denutriti, mangiavano a sufficienza, dormivano, erano sempre puliti, stavano al calduccio delle loro culle … non mancava loro nulla, tranne che l’affetto, la vicinanza fisica, mancò loro totalmente l’umanità.

Questo crudele esperimento ci dimostra che non siamo fatti per vivere isolati, abbiamo bisogno di stare in società, abbiamo bisogno di scambi con il nostro prossimo … questo periodo di quarantena forzata ci ha costretti a riflettere su una cosa che, forse prima, davamo per scontata: in realtà abbiamo un bisogno vitale di stare in mezzo agli altri.



La prova? Chi di noi non ha rimpianto spudoratamente la vicina che veniva sempre a rompere alla porta di casa con un qualsiasi pretesto? Aveva finito lo zucchero? Voleva un pò di farina? Avremmo pagato qualsiasi cifra per rivederla alla nostra porta con quel sorriso tra lo sfrontato e il curioso …


Vogliamo parlare dei parenti? Chi di noi non ha desiderato, almeno una volta, di andare nuovamente a trovare quei familiari insopportabili che prima snobbavamo perché incompatibili con noi?!

Il collega o la collega che non sopportavamo? Vorremmo tanto tornare in ufficio con una veste nuova: quella della comprensione … poter loro dire ‘sai che c’è?? Ci facevamo la guerra per stupidaggini!!’






E che ne è stato della questione nozze? Moltissime coppie hanno deciso di rimandarle a tempi migliori.

Le mascherine durante la cerimonia? No, troppo antiestetiche, per quanto bianche, glamour e adattate all’evento … celebrare le nozze e poi non avere la possibilità di festeggiarle con tutti gli invitati? No!!! Questo è troppo! Impossibile!!!

Dopotutto, questo virus ci ha riportati al punto zero, riflettendo con più profondità ed attenzione su ciò che abbiamo vissuto, possiamo trarre le nostre conclusioni: siamo disposti a riconoscere le cose che davvero sono importanti? Siamo disposti a sposarci con le mascherine, con i soli testimoni e genitori presenti, perché, in fin dei conti, è il nostro amore di coppia che deve passare?



Siamo disposti a riconoscere che ci dobbiamo proteggere gli uni con gli altri, anche se sono estranei? La tecnologia è ok, ok lo smart working, ok la didattica online, a patto che siano temporanei, dobbiamo servirci della tecnologia, non farci soggiogare da essa, perché è il contatto umano l’ingrediente principale della nostra salute mentale, del nostro reale benessere … del resto ormai è ben noto che chi cura le proprie amicizie vive più a lungo e in salute...

Dobbiamo continuare ad essere spumeggianti, chiassosi, simpatici, socievoli, comprensivi, amichevoli.

Apparentemente questo virus ci ha separati ed isolati, ha innalzato muri … ma proviamo a guardare un attimo al di là delle apparenze… e se invece avesse creato ponti?